Crisi di nervi con l’alleato spione

Bisognerebbe essere più prudenti e pesare le parole prima di evocare una implausibile rottura diplomatica con gli Stati Uniti. Questa è la sintesi fatta da fonti diplomatiche a Roma a proposito delle intercettazioni fra alleati che hanno fatto saltare i nervi dell’Europa. Una sintesi che sottolinea la spaccatura all’interno del governo italiano sulla posizione da tenere dopo le ultime rivelazioni di Edward Snowden, ex contractor dell’intelligence bloccato all’aeroporto di Mosca, che parlano di 38 ambasciate messe sotto controllo dalla National Security Agency (Nsa), fra le quali diverse strutture diplomatiche dell’Unione europea, l’ambasciata italiana, quella francese e quella greca a Washington, oltre quelle di Giappone, Messico, Corea del sud, Turchia e India.
14 AGO 20
Immagine di Crisi di nervi con l’alleato spione
New York. Bisognerebbe essere più prudenti e pesare le parole prima di evocare una implausibile rottura diplomatica con gli Stati Uniti. Questa è la sintesi fatta da fonti diplomatiche a Roma a proposito delle intercettazioni fra alleati che hanno fatto saltare i nervi dell’Europa. Una sintesi che sottolinea la spaccatura all’interno del governo italiano sulla posizione da tenere dopo le ultime rivelazioni di Edward Snowden, ex contractor dell’intelligence bloccato all’aeroporto di Mosca – ieri è arrivata la conferma che la Russia ha ricevuto la richiesta di asilo politico, mentre Vladimir Putin e Barack Obama hanno ordinato ai propri servizi di sicurezza di occuparsi del caso, timido segno di collaborazione – che parlano di 38 ambasciate messe sotto controllo dalla National Security Agency (Nsa), fra le quali diverse strutture diplomatiche dell’Unione europea, l’ambasciata italiana, quella francese e quella greca a Washington, oltre quelle di Giappone, Messico, Corea del sud, Turchia e India. Il passaggio dalla raccolta di informazioni verso i competitori allo spionaggio nei cortili degli alleati più stretti ha fatto innervosire Bruxellles e le cancellerie europee, che hanno snocciolato analogie con le usanze della Guerra fredda. Angela Merkel ha detto che “intercettare gli alleati è inaccettabile” e il presidente francese, François Hollande, ha annunciato il congelamento delle trattative sull’area di libero scambio fra Usa e Ue “fino a quando Washington non avrà fornito garanzie”. Il presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, ha ordinato la “pulizia” delle strutture diplomatiche che sono state messe sotto controllo dalla Nsa con diversi metodi, dalle cimici installate nel fax da cui transitano i cablogrammi diplomatici fino alle intercettazioni telefoniche e satellitari.
Nel Brunei il capo della diplomazia dell’Unione europea, Catherine Ashton, ha discusso la questione con il segretario di stato americano, John Kerry, che ha cercato di raffreddare il clima: “Tutto ciò che so è che non è inusuale”. Per Washington, insomma, i controlli della Nsa sono parte di una prassi consolidata e dalla Tanzania Obama ha ribadito il concetto: “Provvederemo agli alleati le informazioni che chiedono”, ha detto, aggiungendo che il senso dei servizi segreti è quello di “raccogliere notizie oltre a quelle disponibili pubblicamente”. La reazione italiana ha assunto invece due diverse tonalità. Da una parte il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e il ministro degli Esteri, Emma Bonino, hanno parlato di una “questione spinosa” e hanno chiesto chiarimenti a Washington fiduciosi che “verranno fornite tutte le assicurazioni necessarie”; dall’altra il ministro della Difesa, Mario Mauro, ha scelto formule più aggressive: “Se è vero che le ambasciate europee, compresa quella italiana, sono state spiate, i rapporti fra Italia e Usa sarebbero compromessi”, presa di posizione che ha fatto drizzare le antenne della comunità d’intelligence. La domanda che serpeggia è: davvero conviene rischiare l’isolamento, abbracciando la linea dura? L’arte della raccolta di informazioni si dipana in una zona grigia dove il sistema di alleanze è una componente fondamentale e le iniziative dei singoli stati possono poco. E le relazioni transatlantiche vanno maneggiate con prudenza, innanzitutto per non mettere a repentaglio la credibilità dei paesi europei presso Washington, che è impegnata piuttosto nel fronte caldo dello spionaggio, quello che s’affaccia sulla Cina. L’Amministrazione Obama è imbestialita perché Snowden ha svelato il piano di controspionaggio degli hacker di Pechino, supportato da documenti del dipartimento di Giustizia per accusare formalmente le cyberspie al soldo del regime. Nella guerra globale delle informazioni, le minacce di una rottura transatlantica sembrano perniciose distrazioni.